Come creare dei personaggi indimenticabili

By Serena Memoli No comments



E così hai una storia… A meno che tu non sia quello che gli inglesi definiscono un “pantser”, o improvvisatore, hai creato la tua trama e delineato gli avvenimenti principali che porteranno il libro dove vuoi che vada a parare. Magari, hai anche pensato ad un titolo, hai scelto che tipo di punto di vista utilizzare, selezionato una o più ambientazioni per le scene più importanti. Ora arriva la parte più difficile. Ora devi popolare il tuo libro di personaggi indimenticabili.




Per quanto una trama ben collaudata, articolata, appassionante, ricca di colpi di scena possa indubbiamente tenere in piedi un romanzo, sono spesso i personaggi ciò che davvero avvince il lettore. È attraverso di loro, infatti, che l’umanità, la sensibilità, e la capacità di introspezione di un autore arrivano al pubblico.

I cliff hangers (finali sospesi) che inserirai alla fine di ogni capitolo potrebbero bastare a spingere il lettore a voltare pagina, ma ciò che lo commuoverà, ciò che lo farà arrabbiare, soffrire, ridere, temere o innamorare, saranno i tuoi personaggi.

Alcuni li odierà e spererà con tutto se stesso di vederli fallire alla fine del libro; altri li adorerà e girerà le pagine freneticamente soltanto per poter trascorrere ancora un po’ di tempo con loro, per assicurarsi che superino gli ostacoli che avrai crudelmente posto sul loro cammino.

Alcuni vorrà vederli finire insieme, di altri attenderà con ansia la resa dei conti, lo scontro finale.

Qualsiasi emozione i tuoi personaggi saranno in grado di suscitare nel tuo lettore, sarà un immenso valore aggiunto alla tua storia.

Questo accadrà se e soltanto se dedicherai la giusta attenzione al processo di costruzione del personaggio.

Come con ogni altro aspetto della scrittura, non esiste una ricetta magica che ti possa guidare passo passo nel processo di sub-creazione. Ci sono tuttavia delle regole che devi necessariamente rispettare se vuoi creare dei personaggi INDIMENTICABILI.

Vediamo insieme quali sono queste regole:

REGOLA NUMERO UNO: I tuoi personaggi devono avere una storia

Tutti, dal protagonista al cugino di secondo grado del personaggio secondario con minor tempo in scena all’interno del tuo romanzo, devono avere una storia.

Bada bene, questo non vuol dire che ogni dettaglio e retroscena della vita di ognuno debbano essere rivelati nel libro.

Immagina ogni personaggio come un iceberg: il tuo lettore potrebbe vederne soltanto la punta, ciò che emerge dalla superficie dell’acqua; ma tu devi padroneggiare assolutamente ogni sfumatura di quello che c’è al di sotto. Se hai deciso che il protagonista del tuo romanzo ha una particolare fobia, potresti non avvertire alcuna necessità di spiegare per filo e per segno come quella fobia è nata ma, in qualità di autore, devi sapere – è imperativo che tu lo sappia – come e perché quella nevrosi ha messo radici nella sua psiche.

Sviluppare un personaggio è soprattutto un lavoro psicologico.

Non si tratta semplicemente di riempire pagine e pagine di dati anagrafici e caratteristiche fisionomiche di cui probabilmente non utilizzerai neanche il 40%. Ciò che conta davvero, ciò che dà tridimensionalità ai tuoi personaggi, che conferisce loro realismo, è il loro vissuto. Chiunque figuri nel tuo romanzo, deve avere una storia e tu devi conoscerla a menadito.

REGOLA NUMERO DUE: il sistema di valori del personaggio deve avere un legame diretto con il suo vissuto

Non serve a nulla avere una chiara timeline che sintetizzi tutta la vita del tuo protagonista se non fai in modo che ogni avvenimento incida in qualche misura sulla sua psiche.

Il modo in cui il tuo protagonista interpreta ciò che gli accade, come vive (o cerca disperatamente di ignorare) ogni singola sfumatura delle proprie emozioni, le strategie che inconsciamente mette in atto quando entra in relazione con altri personaggi, ciò che pensa di sé stesso e del mondo che lo circonda: tutti questi schemi mentali, ciò in cui il personaggio crede, i suoi valori e le sue aspirazioni nella vita devono necessariamente derivare da qualcosa. Sta a te decidere se siano stati influenzati dal contesto culturale, familiare, da un trauma infantile, da un avvenimento positivo particolarmente significativo, da una mancanza che lo abbia segnato, o da qualsiasi altro fattore tu decida di chiamare in causa. L’importante è che ci sia sempre un perché.

REGOLA NUMERO TRE: Ogni azione o battuta deve avere un obiettivo.

Niente chiacchiere di circostanza, niente dettagli inutili sulla quotidianità. Metti a fuoco soltanto ciò che è funzionale allo sviluppo della trama o all’arco di trasformazione del personaggio. Al tuo lettore non interessa sapere quale sia il colore preferito del protagonista, a meno che ciò non abbia una particolare rilevanza all’interno della storia.

Ogni volta che i tuoi personaggi aprono bocca o decidono di compiere un’azione, devi avere una chiara idea di quale sia l’obiettivo che stanno perseguendo. Se quell’obiettivo non ha attinenza con la direzione che la tua storia deve prendere, lascia perdere. Non aggiungere passaggi inutili solo per gonfiare il conto delle parole. I romanzi non si vendono a peso.

REGOLA NUMERO QUATTRO: Sii essenziale nella scelta dei personaggi

La maggior parte dei libri ha non più di una trentina di personaggi, e di questi soltanto il 20% sono principali, e uno o due i protagonisti.

Altri, tuttavia, sono letteralmente affollati di umanità (la saga de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco pare detenga attualmente il primato con 2103 personaggi totali fra principali, secondari e menzionati).

Non esiste una regola aurea. Il numero ideale dei personaggi dipende dalle necessità della trama, ma è vero anche l’opposto: insieme con i personaggi, se questi sono sviluppati bene, tendono ad aumentare il numero delle sottotrame e la complessità dell’intreccio. Se sei agli inizi, potrebbe non essere una buona idea spargere fili che faticherai a ricucire.

Tieni inoltre presente che quando la lista dei nomi inizia a gonfiarsi, il lettore fa fatica a tenere il filo e a ricordarli tutti. In questo caso, un indice dei personaggi in fondo al libro potrebbe aiutare.

REGOLA NUMERO CINQUE: Ognuno deve avere una propria voce e una propria gestualità

È importante che ricordi di differenziare la mimica e il registro linguistico dei tuoi personaggi, e che tu operi ognuna di queste scelte in accordo con la loro storia. Se il protagonista del tuo romanzo è un giovane guardiano di porci che scopre di avere dei poteri magici e lascia la propria casa per andare a studiare in un’accademia di magia, tieni presente che sarebbe poco credibile se si esprimesse con stilemi danteschi o se sfoggiasse un portamento da piccolo lord. 

Allo stesso modo, le oscenità, le parolacce e le bestemmie che potrebbero uscire dalla bocca di un bifolco ubriaco in una taverna non sarebbero considerate accettabili alla corte del re di Inghilterra.

REGOLA NUMERO SEI: La legge della tridimensionalità

Un personaggio monodimensionale è un personaggio di cui sono stati delineati solo pochissimi aspetti superficiali: fisionomia, anagrafica e forse qualche dettaglio insignificante sul suo modo di parlare o gesticolare. Questo genere di personaggio può andar bene nella lista delle comparse, ma va considerato assolutamente inaccettabile nella rosa dei personaggi principali, e da evitare nel gruppo di quelli secondari.

Delineare un abbozzo del suo vissuto aggiunge una seconda dimensione e rende il personaggio un candidato senza dubbio più papabile per la brigata dei secondari, ma non è sufficiente a rendere incisivi i personaggi principali che sorreggeranno con le loro vicende la trama del tuo romanzo.

Ciò su cui devi lavorare, su cui devi spendere tutte le tue energie mentali e la tua sensibilità di scrittore e di essere umano, è la parte nascosta della psiche dei tuoi personaggi, l’inconscio e il subconscio dal quale tutto il loro agire prende le mosse. Se vuoi creare dei personaggi che lascino il segno, devi conoscerli come conosci te stesso, scavare a fondo nel loro animo, vincere le loro resistenze e portare allo scoperto i loro demoni, i dubbi, le paure e contraddizioni che li renderanno reali agli occhi del lettore.

REGOLA NUMERO SETTE: Racconta la loro verità

“Non importa quanto crediamo di essere buoni. Ognuno di noi è il cattivo nella storia di qualcun altro.”

Persino il tuo antagonista deve avere delle motivazioni. Al pari dell’eroe, il cattivo agisce guidato dalla convinzione di essere nel giusto. Dall’equilibrio che saprai trovare tra la profondità di questa convinzione e la persistenza dei dubbi che necessariamente assaliranno i tuoi personaggi a un certo punto della storia, dipenderà l’esito del loro arco di trasformazione. Quest’arco non sarà chiaro al lettore se non gli darai la possibilità di scoprire la verità di ogni personaggio.




Questi sono gli ingredienti fondamentali della ricetta, il modo in cui li combinerai sarà il frutto unico e inimitabile della tua fantasia e della tua sensibilità, ciò che distinguerà te da qualsiasi altro autore, e la tua storia da qualsiasi altro romanzo. Il mio consiglio è, anche in questo caso, di esercitarti, leggere e affinare l’occhio: la realtà è la miglior forma di ispirazione. Non essere troppo pedissequo nella creazione di personaggi ispirati a persone che conosci realmente, ma non perdere mai d’occhio il requisito della credibilità: d’altronde, gli hobbit non esistono, eppure nell’immaginario di chiunque abbia letto Il Signore degli Anelli, sono creature assolutamente plausibili.

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