Siamo i salvati

By Serena Memoli No comments



Oggi ho ripreso a scrivere.

Scrivere davvero, intendo. Insomma, non scarabocchiare mucchi di parole con poco valore e senza filo logico pur di portar via al foglio bianco la sua verginità.

Sono state settimane molto difficili, e sedermi alla scrivania si è più volte risolto in una sonora sconfitta.

È dura mettere in fila le lettere quando la testa è troppo piena di cose. Non c’è neanche bisogno che spieghi il perché, sono sicura che un po’ tutti mi capiate.

Da qualche parte una volta ho letto che, quando l’amigdala si attiva per produrre ansie e paure, le parti del nostro cervello deputate alla creatività e all’espressione del vero sé rallentano.

In un certo senso, è come se il malumore tarpasse l’immaginazione, il che è un po’ un paradosso o un terribile scherzo dell’universo sarcastico in cui viviamo, dal momento che l’immaginazione ti serve proprio quando la realtà ti soffoca. Fatto sta che  – fateci caso – se siete tristi e depressi potreste anche scrivere il capolavoro della vostra vita, ma se siete in ansia non ci sono santi, non si combina niente di buono.

Forse è quello che è accaduto al mio cervello nei giorni scorsi, o forse semplicemente avevo bisogno di riposare, ma il punto è che dire che sia stato un sollievo tornare a scrivere è l’eufemismo del secolo.

Non è che io non possa vivere senza la scrittura, altrimenti sarei morta almeno venti volte nelle scorse settimane, e ancor più volte nel corso degli anni passati; però indubbiamente senza scrivere vivo peggio, per non dire che vivo proprio male in assoluto.

È più forte di me, è come se mi mancasse qualcosa, come se respirassi male, come se le mie giornate non avessero senso.

Non è che poi importi quello che scrivo o quante persone lo leggano, perché l’unica cosa che conta è quello che sento mentre lo faccio, e – questo sì che è tutto dire, per una che ama giocare con le parole – questo qualcosa io proprio non saprei descrivervelo, se non utilizzando le parole di qualcun altro, che in questo momento non ricordo neanche chi fosse:

“Noi scriviamo, e nel momento in cui scriviamo siamo i salvati. Con la scrittura si ottiene la salvezza e la si esibisce.”

Ecco, vi comunico che stanotte me ne vado a dormire salvata.

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