10 errori da (non) evitare quando inizi a scrivere – Parte 2

By Serena Memoli No comments

Nella prima parte di questo articolo, abbiamo intrapreso un viaggio alla scoperta degli errori più amati dagli scrittori in erba.

Proseguiamo a caccia di lezioni da imparare dai nostri strafalcioni.

6. Non caratterizzare i tuoi personaggi

L’errore che si commette solitamente quando si inizia a scrivere, è quello di pensare che la caratterizzazione consista nel creare dettagliate schede anagrafiche di tutti i personaggi.

Non fraintendermi: è un’ottima cosa avere ben chiari in mente età, colore degli occhi, altezza e pagella delle elementari del protagonista ma… non è questo che lo renderà indimenticabile agli occhi del tuo lettore.

Per essere incisivo, unico, fresco, ogni personaggio deve avere un sistema di valori. Le sue scelte, le sue emozioni e reazioni di fronte agli avvenimenti saranno credibili se e solo se questo sistema di valori sarà coerente con il suo vissuto.

Via libera quindi alla creazione di un background dettagliato, ma riversa nella trama solo ciò che è funzionale allo sviluppo della storia, o rischi di cadere in quello che viene definito info-dumping, ovvero un’accozzaglia di informazioni inutili sulla vita del personaggio che a un certo punto annoierà il lettore.

Attenzione anche al particolare modo di parlare dei personaggi. È molto facile, all’inizio, creare una gamma di protagonisti che parlano e gesticolano tutti allo stesso modo, risultando ripetitivi.

IL ROVESCIO DI QUESTA MEDAGLIA

è che a volte è meglio non forzare troppo la mano nella caratterizzazione di un personaggio. I tipi umani sono uno di quegli elementi che spesso si creano da sé, durante la scrittura, venendo fuori automaticamente dall’inconscio dell’autore.

Delinea i tratti essenziali del carattere del tuo protagonista e concedi a te stesso il gusto di scoprire pian piano il resto, come se lo stessi conoscendo capitolo dopo capitolo. La complicità fra te e i tuoi personaggi è una cosa che crescerà col tempo, esattamente come accade nelle relazioni della vita reale.

7. Copiare qualcosa che hai visto o letto

È una cosa che succede spesso. Bada bene: tutto ciò che viene scritto è una rielaborazione più o meno incisiva di elementi e canoni narrativi che esistono da secoli. Attenzione però a non scadere nello scopiazzamento puro, o il lettore non vedrà alcuna ragione per leggere qualcosa che somigli mediocremente a un capolavoro che ha già letto.

Un ottimo espediente per evitare di incappare in questo errore è ridare una veloce scorsa alla trama di tutti i libri che hai letto o che conosci anche solo per grandi linee. Ti aiuterà a notare eventuali somiglianze troppo evidenti presenti nei tuoi lavori.

D’ALTROCANTO,

un esercizio estremamente diffuso nei corsi di scrittura è proprio quello di far riscrivere all’apprendista scrittore scene o capitoli interi di libri che ha apprezzato. Prova anche tu! Sperimentare sul taccuino dei grandi maestri della letteratura ti aiuterà a imparare da loro e allo stesso tempo a trovare la tua voce.

8. Raccontare invece di mostrare

La massima inglese che tormenta i sogni di ogni scrittore: “Show, don’t tell”.

Il tuo lettore non vuole leggere che John è imbarazzato. Vuole vederlo. Mostragli le mani sudate, il piede che batte sotto il tavolo; fagli vedere i mille dettagli che il suo sguardo coglie mentre i suoi occhi cercano di sfuggire al suo interlocutore, le sue dita che giocherellano con le briciole di pane sulla tovaglia, o che grattano una guancia che in realtà non gli prude. Qualsiasi cosa tu voglia comunicare al lettore, MOSTRAGLIELA, come se stessi scrivendo la scena di un film.

MA NON SEMPRE.

Ci sono dettagli che il lettore non ha bisogno di sapere e che non vuole sprecare tempo a leggere. Non c’è bisogno che gli mostri ogni singolo movimento che John compie per uscire di casa. È sufficiente che tu gli dica che John esce. Al lettore non interessa sapere che si infila il cappotto, prende le chiavi e attraversa la soglia richiudendosi la porta alle spalle. Ad essere sinceri, non gliene frega niente, perché tutte queste azioni le compiamo nella vita quotidiana in maniera ripetitiva e meccanica, e non ci dicono nulla su che genere di persone siamo.

Se vuoi comunicare che John è una persona ansiosa e maniacale, puoi mostrare la meticolosità con la quale controlla di aver spento tutte le luci e chiuso tutti i rubinetti prima di uscire, lo zelo con cui conta le mandate mentre chiude la porta e l’ossessività con cui uscendo dal portone si assicura di aver effettivamente riposto le chiavi nella tasca più profonda e nascosta del suo cappotto. Ma questo è quanto. Il lettore non è una discarica in cui riversare i dettagli inutili della vita di tutti i giorni.

9. Mr and Mrs Sue

Li conosciamo tutti: Mary e Gary Sue.

Completamente privi di difetti, bellissimi, coraggiosi, poliglotti, necessariamente polverizzeranno col minimo sforzo qualsiasi ostacolo si frapponga sul loro cammino, conquisteranno l’amore incondizionato del personaggio più figo di turno e, naturalmente, andranno in guerra con armature sexy all’ultimo grido.

I signori Sue sono i protagonisti su cui ogni scrittore ha indugiato, almeno una volta nella sua vita (sì, anche tu, non mentire, ho visto quella fanfiction!), sotto sotto consapevole del fatto che avrebbero suscitato l’antipatia di tutti i lettori. Perché? Perché non sono credibili. La tua protagonista potrebbe benissimo essere un’elfa transgender con la pelle fucsia e un corno di avorio che le spunta dalla fronte e risultare comunque credibile… purché non sia una Mary Sue. Le persone prive di difetti, dubbi e conflitti interiori non esistono. E sono l’unica cosa inesistente che ti è fatto divieto assoluto di creare, perfino se stai scrivendo un genere in cui tutto è lecito.

LA DEROGA A QUESTA REGOLA

È più che altro una raccomandazione: non cadere nell’errore opposto, soprattutto quando si tratta di creare l’antagonista. Perché, se è vero che non esistono persone perfette, non esistono neanche persone che incarnino il male assoluto e persino i cattivi che hanno fatto la storia della letteratura fanno ciò che fanno per una ragione e sono intimamente convinti di essere dalla parte del giusto.

Dà modo ad ogni personaggio di raccontare la sua verità, sfuma la sua cattiveria con una dose di motivazioni. Se sei riuscito a creare un antagonista che susciti l’odio viscerale dei lettori, hai fatto un buon lavoro. Se sei riuscito a creare un antagonista che susciti insieme l’odio e l’empatia dei lettori, hai fatto un lavoro magistrale.

10. Prosa barocca e ridondante

“Giurate solennemente seduta stante che non userete mai «emolumento» quando intendete «mancia» e non direte mai «John si fermò per un’evacuazione» quando intendente «John si fermò a cagare».”

Questo comandamento di Stephen King racchiude in sé l’essenza dell’ultima voce di questo decalogo. Un bravo scrittore non ha bisogno di utilizzare termini in disuso per dimostrare la propria padronanza della lingua. Al contrario, l’utilizzo ingiustificato di sinonimi per lo più sconosciuti è spesso sintomo di insicurezza.

Non c’è bisogno di molestare il lettore dicendogli che John trovava Mark un tipo sollazzevole, né di rinforzare il concetto accodando una pioggia di sinonimi come “gradevole” e “divertente”. “Mark gli era simpatico” è perfettamente in grado di esprimere il concetto.

VALE TUTTAVIA ANCHE IL CONTRARIO, ovvero:

fa del dizionario il tuo migliore amico e impara quante più parole puoi. Pensa al vocabolario come a un collega senza il quale non potresti svolgere questo mestiere. Non sederti alla scrivania se non ne hai uno a portata di mano. Gioca con le parole, sperimenta e, quando necessario, osa: sarà la pratica (e la lettura) a dirti cosa funziona e cosa invece stimola l’evacuazione fa cagare.

Ora che sai quali sono gli errori in cui quasi sicuramente prima o poi incapperai, puoi, anzi, devi tornare alla tua pratica di scrittore.

Scrivi, sbaglia, impara e correggi.

Ti viene in mente un altro tipo di errore che tu o il tuo amico anonimo che scrive fanfiction avete commesso almeno una volta nella vita?

Scrivilo nei commenti!

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