Scrivere giochi di ruolo

By Serena Memoli No comments

Io creo l’ambientazione, il resto lo decidi tu

Intervista a Edoardo Mercuri

Grazie ad alcuni amici del gruppo di Radio Brea, dell’Associazione Culturale Sentieri Tolkieniani, ho avuto modo di scoprire un po’ il mondo dei giochi di ruolo.

Per chi non lo sapesse

“I giochi di ruolo (GDR), in inglese Role Playing Game (RPG), sono un genere ludico in cui i giocatori gestiscono o interpretano un proprio personaggio all’interno di un mondo immaginario. Sono i giocatori stessi a inventare e sviluppare la storia, semplicemente basandosi sulla loro immaginazione. Ogni giocatore crea un proprio personaggio (PG), stabilendone la storia, il background, le caratteristiche e lo porta avanti nell’avventura descrivendone di volta in volta le azioni.”

Il gergo dei giochi di ruolo online
di Lucia Francalanci
Accademia della Crusca

Una particolare forma di narrazione, dunque, che prevede che i giocatori costruiscano una storia collettivamente, muovendosi all’interno di un’ambientazione definita da un Master e scegliendo di volta in volta la direzione che la trama assumerà. Una sorta di racconto orale a finale aperto, che potremmo definire narrativa interattiva, in cui ogni giocatore inventa a turno un paragrafo, limitato solo dalle regole del gioco.

Sebbene il gioco si svolga tradizionalmente intorno a un tavolo, e la narrazione avvenga a voce, i GDR possiedono una base scritta, generalmente costituita da un manuale all’interno del quale sono descritte le ambientazioni, le regole da rispettare e le caratteristiche dei personaggi.

Così come le storie narrate nei libri, i GDR possono assumere forme brevi (one-shot) oppure articolarsi in più partite/avventure collegate definite Campagne.

Un ruolo particolare all’interno dei GDR spetta al Game Master, che svolge un po’ il ruolo dello scrittore. È lui infatti a delineare l’ambientazione e a pianificare il ventaglio di scelte all’interno della storia, per far sì che i giocatori si muovano nella trama a proprio piacimento. Il livello di dettaglio, in questo campo, è spesso molto elevato: le ambientazioni sono arricchite da informazioni sul paesaggio (spesso corredate di mappe), sulla cultura dei luoghi, sulle condizioni meteorologiche, e da personaggi non giocanti, ovvero figure gestite dal Master con le quali i giocatori dovranno interagire. La bravura del GM è dunque un elemento fondamentale per la buona riuscita della partita.

Ne chiediamo qualcosa di più a Edoardo Mercuri, appassionato Game Master – e fondatore della neonata pagina facebook L’Angolo del Dungeon Master – del quale ho avuto modo di leggere alcune interessanti one-shot.

1) Edoardo, parlaci un po’ di come è iniziata la tua passione per i giochi di ruolo. Quanti anni avevi quando ti sei avvicinato a questo mondo? Come lo hai scoperto e cosa ti ha appassionato?

Ciao! Innanzitutto, grazie per lo spazio dedicatomi che mi permette di parlare, seppur brevemente, di questa nobile arte.
Allora, diciamo che ho scoperto i giochi di ruolo un po’ per caso: conoscevo solo per sentito dire nomi come World of Warcraft, ma non avevo mai avuto modo di avvicinarmici o di provarli. Ero (e lo sono tutt’ora) un avido lettore, cresciuto con storie fantastiche, in primis Tolkien che è come se fosse un padre letterario per me: pensa che ho scritto la mia prima ambientazione ai tempi della seconda media!
Non avevo mai visto o provato i giochi di ruolo cartacei, come dicevamo prima, fin quando un mio compagno di classe viene da me e mi fa: “Noi proviamo Dungeons & Dragons all’oratorio questo pomeriggio, che fai, vieni?”.

Molto incuriosito dissi subito un “sì” secco e partecipai. Prima della giocata cominciai a fantasticare sul mio personaggio, come doveva essere nella mia mente e a disquisire allegramente con il mio amico sui tratti. Ricordo bene che in quel periodo a scuola stavamo facendo Petrarca, che come gli altri poeti mi ha sempre intrigato, e ricordo che fui particolarmente colpito dalla tematica del dissidio interiore: ancora prima della creazione delle schede con gli altri ragazzi dissi convinto: io faccio il Mezz’Elfo, un viaggiatore che non si sente né Uomo, né tantomeno Elfo, visto che appartiene ad entrambe le razze e praticamente a nessuna, e per questo porta appresso un grande dilemma morale; chi è lui veramente? La tematica del dissidio interiore era molto presente. Anche il suo carattere lo rispecchiava molto, un tipo furtivo e schivo.

Da lì in poi mi entusiasmò a tal punto che giocai ovunque: praticamente feci provare il gioco a tutti i miei amici, e abbondano nella mia mente tanti di quei bei ricordi. Chiaramente, la possibilità che il gioco offriva (parliamo sempre di Dungeons & Dragons, IL gioco di ruolo) era quella del ruolo del “Dungeon Master”, il Narratore, creatore della storia e della partita, che nel termine specifico si chiama “sessione”. Questa è la cosa che più mi ha appassionato: la possibilità di far uscire dalla mia mente tutte le idee, i personaggi, i mondi e le storie su cui fantasticavo fra me e me e che ancora potevano crearsi. Quindi non persi tempo, lessi il manuale e radunai i miei amici: in ludoteca ne eravamo una dozzina, e fu davvero fantastico e divertentissimo, anche se un po’ dura stare dietro a tutti! Però posso dire che da lì in poi, non mi sono mai fermato! Avevo 15 anni e da allora gioco e creo costantemente (più la seconda diciamo).

2) Spieghiamo un po’ ai profani in cosa consiste il ruolo del Dungeon Master.

Dunque, il ruolo del “Dungeon Master”, per chi giustamente si chiede cosa vuol dire questo tecnicismo, è quello di un giocatore diverso da tutti gli altri membri del gruppo, che ha il compito di creare, descrivere, delineare il mondo di gioco davanti ai personaggi dei Giocatori, e poi guidarli in un mondo e permettere loro di vivere incredibili storie, narrando le vicende (per questo preferisco più il nome di Narratore), le azioni dei personaggi che incontrano sul loro cammino, i pericoli come trappole o mostri dalla grande ferocia; deve inoltre “arbitrare”, cioè condurre il gioco in maniera sana cercando di limitare le situazioni centrifughe all’interno del gruppo o cercando di moderare situazioni di prevaricamento di qualche giocatore su un altro (le persone possono essere cattive a volte, anche involontariamente), oltre a cercare di condurre una partita in maniera sana evitando temi molto scottanti (per questo e per altro poi ci sono diversi trucchi da seguire). Questa attività mi rende particolarmente gioioso, e chiaramente appagato: posso dire che con questo ho trovato la mia vocazione!

3) Servono particolari abilità per assumere il ruolo di Master?

Diciamo di no. Più che altro serve una discreta capacità oratoria, e sicuramente tanta tanta fantasia! Queste sono cose che si possono acquisire ruolando, leggendo chiaramente le regole, provando e più di tutto mettendosi in gioco! Molte cose vengono con il tempo, e con l’esperienza possiamo essere sempre di più dei Narratori migliori per i nostri gruppi.

Per i molti Game Master che hanno poco tempo per preparare una campagna (una serie di sessioni che creano la storia, che segue un preciso arco narrativo più o meno lungo) o che magari hanno un classico “blocco dello scrittore”, attualmente se ne trovano molte in rete di pubblicate, ufficiali o scritte da appassionati, gratuite o meno: quindi chiunque può prenderne una e cominciare a giocare fin da subito, basta avere un gruppo di amici! Questo è un ottimo modo per imparare velocemente il gioco già immergendosi a capofitto in un’avventura!
Io personalmente non ho mai giocato avventure pubblicate, a parte una di Avventure nella Terra di Mezzo come giocata introduttiva (che ha aiutato a far comprendere anche a me il gioco al momento di provarlo), perché per me il processo di creazione di un’avventura o di un mondo fatto e finito è la cosa più appagante che ci sia, è come scrivere un libro e vederlo prendere vita.

4) Come componi le tue storie? Dove prendi i tuoi spunti?

Questa è una domanda difficile; difficile perché complessa e lunga è la risposta! Partiamo dal presupposto che io mi son sempre considerato una persona con una enorme fantasia (e questo molti me lo hanno ripetuto nel corso degli anni), dote che è sicuramente molto utile (essenziale direi!) e che in me risulta naturale, quasi innata… ma che si può certamente coltivare! Non esistono limiti alla fantasia! Sicuramente i miei spunti provengono dai libri letti (LEGGETE, LEGGETE, LEGGETE, se volete esser produttivi), da alcuni film visti, e per ultimo ma assolutamente non meno importante, dalle immagini osservate: queste sicuramente sono le tre fonti “tangibili” da cui prender spunto, almeno per me. Poi ci sono altre fonti da cui traggo ispirazione, e per me le più importanti sono le sensazioni che provo facendo qualche attività specifica, i sentimenti e le emozioni che mi suscitano una camminata nella natura, l’ascolto di una canzone, la lettura di un poema di gesta: ricordate che senza passione ciò che si fa perde di valore.
Gli spunti sono potenzialmente infiniti ed ognuno ne elabora a proprio modo, in maniera differente da un altro: non bisogna sentirsi abbattuti se non si trova la propria ispirazione, magari non avete ancora scoperto un metodo funzionante per voi! Per esempio, io avevo un sacco di difficoltà con l’invenzione dei nomi, dapprincipio, e non sapevo proprio come fare senza evitare di plagiare qualcuno: poi un po’ di nozioni di fonetica e di linguistica hanno contribuito a sbloccare la mia fantasia, ed ora posso creare nomi funzionali con praticamente qualsiasi combinazione di lettere! Ho un taccuino pieno solo di nomi, inventati da me e non, che va sempre ampliandosi (qualcuno è caduto inevitabilmente nell’oblio, quando mi viene in mente qualcosa ma non ho sfortunatamente il mio taccuino sottomano). Una cosa a proposito dei nomi, è che il nome dovrebbe riflettere dal punto di vista fonetico e linguistico la società che parla quella lingua, come la cultura e il luogo dove abita: questo potrebbe essere un buon consiglio per gli spunti, cercate di rendere caratteristico un luogo con inserimenti peculiari… ed ecco che gli spunti per avventure verranno da sé.

5) Quali requisiti dovrebbe possedere un’ambientazione affinché la partita risulti godibile?

Non è tanto l’ambientazione che deve far diventare una partita godibile, quanto l’impegno del Narratore e dei Giocatori all’interno della partita stessa. Chiaramente, l’ambientazione ha la sua parte importantissima, ma molto spesso i giocatori decidono di non seguire le linee guida e di non andare magari ad esplorarne la storia o i suoi dettagli: è una scelta sacrosanta che dev’essere rispettata, e un buon Narratore che sia tale deve sempre cercare di indirizzare i propri giocatori verso obiettivi che loro stessi vogliono raggiungere.

Questo però non vuol dire che un’ambientazione non sia importante, anzi: per renderla godibile, un’ambientazione deve essere sicuramente interessante, ovvero deve contenere qualcosa che catturi l’attenzione dei personaggi giocanti, come ad esempio una città meravigliosa o dei personaggi molto singolari, mostri ed avventure incredibili;

deve essere realistica, nel senso che non deve scendere in banalità o forzature che molto spesso un’ambientazione fantasy può offrire (vi ricordate la scena in cui Legolas risale le rocce in caduta di una torre nel film Lo Hobbit?), come ad esempio comportamenti riguardanti alcuni ruoli (la guardia cittadina che non batte ciglio se s’infrange la legge, il mercante che ribassa il prezzo senza margine di guadagno);

deve essere costruita attorno ai giocatori, e non attorno ai personaggi del Narratore: non sono loro i protagonisti, ma i personaggi dei Giocatori, e devono essere loro a compiere le scelte che poi cambieranno le sorti della trama che stanno vivendo… o che hanno deciso di ignorare;

deve essere solida, con una buona dose di storia, di world building alle spalle (questo permette molti spunti narrativi sia ai Giocatori che al Narratore), e per me è la parte più importante per rendere un’ambientazione godibile appieno. Infatti, uno dei modi in cui io costruisco i mondi e in cui sia io che i miei Giocatori o coloro con cui ne parlo si trovano bene , è quello di strutturare un’ambientazione il più realistica possibile, in cui la storia procede da un evento (passato o recente) e in cui il prosieguo di tali conseguenze si protrae anche se i PG non ne prendono parte… e se lo fanno, possono modificare le sorti degli eventi, ma magari non di tutte le parti del mondo! Questo serve a rendere più realistica e dinamica un’ambientazione, e dare la possibilità ai PG (=Personaggi Giocanti, gli Eroi dell’ambientazione) di rendersi protagonisti. Creare un’ambientazione con una sua base storica efficiente e funzionante è sicuramente un ottimo punto di partenza; ma siate anche flessibili, e non fate railroading (forzare le scelte dei giocatori, N.d.R.) coi vostri avventurieri… si perde tutto il divertimento!

6) Quanto influisce l’apporto del giocatore alla partita? Che margini di creatività ci sono? Cosa può fare, insomma?

Tutto. Il giocatore in sé è l’elemento chiave della partita. Le sue scelte possono cambiare drasticamente la trama, sia che si svolga propriamente attorno alle sue gesta sia che possa essere inserita in un ambiente più vasto: per questo si dice che in una sessione l’unica incognita per il Narratore è proprio il Giocatore. È lui a decidere delle sue azioni, dei suoi sentimenti, delle sue debolezze, e chiaramente anche della qualità della partita in sé. I giocatori debbono esser spronati a divenire i protagonisti di una stupenda storia narrata attorno ad un tavolo dall’arbitro che è il Narratore. E proprio questo punto è anche molto importante: anche il Narratore stesso è un Giocatore, che conduce la partita con e non contro i suoi Giocatori! Tutti si è attorno a un tavolo, tutti ci si diverte insieme, si vivono emozioni cupe ed intense, emozionanti ed esilaranti, costruendo quella che è la vicenda stessa della storia.

D’altra parte, ogni giocatore è tenuto a rispettare dei paletti imposti dal Narratore nel momento della fase di creazione del mondo. Se per esempio, sempre rimanendo in tema fantasy, la razza dei Nani è in costante lotta con la razza Elfica, allora due personaggi appartenenti a queste due culture così diverse saranno sempre in contrasto fra di loro… però potrebbe essere interessante vedere come magari non condividano appieno gli ideali della propria cultura e come magari possano divenire amici (ho usato un cliché dei Giochi di Ruolo, molto d’impatto e di facile comprensione, al quale io sono fermamente contrario e spero poi di poterne trattare in futuro, perché è un accorgimento importante). Quindi, i giocatori debbono sentirsi liberi di aggirarsi all’interno del mondo, ma debbono rispettare delle limitazioni o linee guida imposte dal Narratore al momento della creazione del mondo; d’altro canto i personaggi potrebbero cercare di sovvertire alcune situazioni nel loro mondo, con un po’ di fortuna e perseveranza! Il trucco è quello di lasciarli fare, purché le loro azoni non confliggano troppo con la trama (la trama del mondo, la Lore), o che non siano troppo avventate. La limitazione alla fantasia, in fase di scrittura, non ha limiti! Per un Narratore, per me che creo il mondo, è sicuramente la parte più bella e più appagante quando, una volta al tavolo da gioco, ho la possibilità di vedere il mondo che avevo in mente prendere magicamente vita davanti ai miei occhi!!

7) Hai mai sperimentato altre forme di scrittura più tradizionale? In cosa differisce la creazione delle ambientazioni dei giochi di ruolo?

Se per altre forme di scrittura tradizionale intendi dire romanzi o racconti brevi, allora sì, le ho già sperimentate: un romanzo incompiuto che ho scritto durante le medie, e che tratta di un’ambientazione a me cara (d’impronta molto Tolkieniana/fairy tale), e i racconti brevi sviluppati sia per il gioco di ruolo che non; finora, a chi le ha lette sono piaciute; quindi speriamo bene per il futuro!

Sostanzialmente all’inizio la creazione è simile, ovvero si pensa ad una ambientazione dove far muovere i personaggi e da lì si aggiungono i dettagli, ampliando il mondo. Difatti molte serie di romanzi sono diventate ambientazioni per Giochi di Ruolo, e molti di quest’ultimi danno vita a tanti stupefacenti racconti! La cosa che mi sento di dire che cambia è sicuramente la giocabilità: un personaggio che viaggia in un mondo deve avere la sacrosanta possibilità d’esplorarlo fino in fondo, se gli è possibile, di perdersi nelle più minuscole od antiche minuzie se lo permettono le circostanze; questo in un romanzo sarebbe improponibile, poiché si lascerebbe durante la sua stesura irrimediabilmente qualcosa al di fuori: anche i più bravi scrittori hanno taciuto molti aspetti del proprio mondo. Questo, d’altra parte, è un ottimo spunto per il Narratore, che man mano può aggiungere pezzi di storia di fronte al giocatore che la va ripercorrendo, senza scrivere 12 libri prima della sessione: le possibilità sono infinite. C’è poi da dire, quindi, che il fine ultimo è quello di far divertire i giocatori e quindi creare un mondo attorno a loro è la strada migliore per non perdersi tutto il meglio che questa divertente e formante attività ha da offrire!

8) Quali sono le difficoltà che incontri nel definire i parametri essenziali delle trame?

Le difficoltà sostanziali sono per me quelle di far collimare alla perfezione le diverse parti della storia, difficoltà che aumenta con l’aumentare del materiale prodotto. Un buon antidoto al caos che potrebbe formarsi è l’avere bene in mente quello che si vuol produrre, e lasciare anche, perché no, delle zone non scritte di modo che possano essere occupate in un secondo momento con altre idee o da qualche altra campagna! Questo potrebbe infatti non essere solo un punto di svantaggio: potrebbe rivelarsi un ottimo spunto di partenza per una storia, laddove magari, il mago che gestisce l’immensa biblioteca di Aq’Tavoriah, ha un antico e polveroso libro lacunoso dove magari le nozioni mancanti possono essere nascoste all’interno delle rovine della città di Tsan’gwilah, nascosta sotto le sabbie del deserto. Come vedi, le possibilità sono infinite, così come gli spunti, che possono venire anche da un nonnulla, come la spiegazione di cui stavamo parlando!
Il classico “blocco dello scrittore”, chiaramente, è un’altra difficoltà: ci si distacca allora, si prende una pausa e si fa altro (anche fisicamente); pensare o guardare all’ambientazione da angolazioni diverse può mettere in moto meccanismi di sblocco unici, come ragionare e ricordare sul perché quell’ambientazione ci piace così tanto e perché proprio scriverla ci crei così tanto diletto!

9) Hai mai provato a trasformare una partita in un racconto tradizionale?

Ci sto lavorando: è in progetto la stesura di un romanzo (o come piace chiamarlo a me, di una Saga), ma finora sono più frequenti i racconti brevi ispirati a quel mondo che io ho creato tanti anni fa o ai suoi eroi che vi hanno compiuto le molte imprese che sovente si narrano nei tanti regni. È un lavoro duro e col tempo verrà fuori qualcosa, ma per ora non posso dir di più!

10) Che consiglio daresti a chi si avvicina a questo mondo, e in particolare ai Game Masters in erba?

Il vero consiglio che posso dare è sostanzialmente uno: NON ABBIATE PAURA DI SBAGLIARE! Di errori ne commettiamo tutti, ogni giorno, perché siamo umani e nessuno è perfetto. Mettetevi in gioco, gli errori fanno parte della normale prosecuzione di una partita: tutti ne fanno, anche i più bravi Master che si trovano in circolazione… ed anche io ne faccio! E non me ne vergogno, così come non dovrebbe vergognarsi nessuno di ammettere i propri sbagli: si cresce tutti insieme (anche al di fuori del tavolo) e ci si migliora sempre insieme seduti ad un tavolo da gioco, cercando di non lasciare indietro nessuno ma di procedere tutti come una vera e propria Compagnia! Ogni volta abbiamo la possibilità di correggerci, di migliorarci e di essere dei migliori Narratori per il nostro gruppo. In fondo, il fine ultimo è quello di divertirsi, e questa è una cosa che non deve mancare mai!

Sperimentate, godetevi i bei momenti, inventate e spingetevi sempre oltre i vostri limiti, scoprirete così sempre più cose nuove. Inoltre, il consiglio è sempre quello di confrontarsi con altra gente magari con più esperienza di voi e, come ho già detto sopra, di leggere molto per avere più spunti narrativi a cui attingere.

Queste cose che ho detto, ed altro spero, potrete trovarle alla pagina Facebook L’angolo del Dungeon Master, con consigli e spunti di avventure, oltre che su questo meraviglioso sito che ringrazio tanto per avermi permesso di esprimere una delle modalità di scrittura più gratificanti (la migliore, dal mio punto di vista) del mondo!

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