Giornata mondiale della poesia

By Serena Memoli No comments
Foto di Wallace Chuck da Pexels

Il 21 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata della Poesia.

Non sono un’esperta di poesie, non ne ho mai scritte, ma non credo esista al mondo una persona che non sia in grado di apprezzarle.

È uno strano mezzo di comunicazione il verso poetico, oggi un po’ bistrattato, e tuttavia forse quello che più ha restituito all’eternità opere immortali.

Non c’è cultura all’interno della quale la poesia non abbia rivestito un ruolo essenziale: ad essa è stato affidato, fin dai tempi antichi, il ruolo di messaggera dei sentimenti, delle paure, dei dubbi e delle tribolazioni umane.

Dai tempi dell’epica classica, la poesia ha plasmato nel nostro immaginario l’idea della grandezza e a un tempo della profonda umanità di eroi i cui nomi popolano da secoli la nostra fantasia.

Nella cultura africana, la poesia è stata per secoli utilizzata per dirimere – o acuire – le controversie tribali.

Nel mondo islamico, al verso è stata affidata la riflessione filosofica e teologica della mistica sufi.

Nell’antica religione e nella tradizione popolare, l’atto magico – la formula, l’incantesimo – rispondeva spesso a dei precisi schemi metrici, ad indicare l’intrinseca potenza mistica del verso, come se il vero potere si nascondesse nelle parole stesse, ancor più che in chi le pronunciava.

In ogni tempo e in ogni dove, la poesia è stata spesso considerata motivo di elevazione intellettuale e spirituale.

Oggi, tuttavia, è spesso relegata negli angoli delle librerie, nelle sezioni nascoste e non di rado negli scaffali più piccoli.

Sono in pochi, in questo mondo grigio, a leggere ancora poesie, forse perché il verso è la forma di comunicazione più lontana dal parlar schietto a cui siamo abituati. 

Perché la poesia non sempre parla alla nostra mente, ma punta dritto al cuore, a quella parte di noi a cui della sintassi non importa e in cui ogni parola assume un significato più profondo, una sfumatura di colore che solo noi siamo in grado di percepire: è così che la poesia rompe gli schemi.

Forse a molti non piace per questa sua capacità di irrompere dentro come una marea e smuovere e commuovere l’animo, abbattendo tutti i muri eretti a sua difesa.

Non si può filtrare la poesia, non con l’occhio della mente con cui di solito guardiamo ogni cosa; bisogna lasciarla affondare dentro, seppellirla nel profondo del proprio sentire e lasciare che lì metta radici e, al tempo giusto, fiorisca. Bisogna rispettare i suoi tempi, a volte troppo lunghi, a volte troppo brevi, i suoi modi spesso astrusi e singolari, le sue regole non-regole che non sempre è facile spiegarsi.

Bisogna lasciarla fare, perché la bellezza è una foglia autunnale che trema e piove fra le braccia di un prato che non sarà mai più lo stesso, e la poesia l’eternità che cattura la magia di quell’istante e lo lascia andare, mille e più di mille volte, solo per chi la legge.

Oggi, più che mai, riscopriamo la poesia: leggiamola, scriviamola, cerchiamola nelle vostre vite, e re-impariamo con essa a coltivare la bellezza.

Lascia un commento