10 errori da (non) evitare quando inizi a scrivere – Parte 1

By Serena Memoli No comments

Parte 1

Ogni scrittore, persino il più rispettabile, è stato a suo tempo un principiante e avrà commesso (e forse continua a commettere), proprio come me e te, una serie di errori da cui col tempo ha imparato lezioni importanti.

In questo articolo, ti propongo un decalogo di quelli che sono a mio parere gli errori più comuni in cui prima o poi incappano tutti (o quasi tutti i principianti), e ti spiegherò perché evitarli e cosa invece potrai imparare da essi quando inevitabilmente li commetterai: perché la pratica, perfino quella sbagliata, insegna più di qualsiasi manuale di scrittura.

1. Non appuntare tutte le idee che ti vengono

Partiamo dalla base essenziale della scrittura: le idee. Lo so, so che sai di cosa parlo: a volte è dura mettersi in moto, soprattutto quando si comincia qualcosa di nuovo e si hanno mille-e-nessuna opzioni da valutare. Peggio ancora quando si ha una storia già in ballo e si arriva a un punto morto, a un esito imprevisto, o si incappa in un buco di trama che non si riesce a ricucire. Quante volte ti sarà capitato di dire (o sentir dire): “Non riesco a scrivere adesso, non ho l’ispirazione!”?

CAZZATE.

Le idee vanno cercate, tentate, sviluppate, rimaneggiate. E, soprattutto, le idee vanno appuntate. Mai affidare la custodia di un’idea alla tua mente di scrittore frenetico costantemente in bilico fra un sogno ad occhi aperti e l’altro. Certo, ci saranno idee che ti colpiranno così profondamente che non le dimenticherai per il resto della vita, e resteranno magari chiuse nel cassetto virtuale della tua testa per anni prima che tu decida che, sì, finalmente è giunto il momento di farle uscire; ma sarà una percentuale molto bassa rispetto al totale di tutte le idee che avrai nella tua vita di scrittore: frasi, dettagli per una descrizione, intrecci di trama, personaggi, gestualità (studia la gestualità di chi ti sta intorno!), parole che vorrai utilizzare (leggi!), e via dicendo.

Se non le appunterai immediatamente, la maggior parte di queste idee si smaterializzerà nel giro di qualche ora.

Perciò, portati sempre dietro un taccuino o, se preferisci, utilizza il cellulare (io prediligo una combinazione di entrambi). Se scegli l’opzione cartacea, bade che sia un quaderno molto piccolo, che possa stare in una tasca o nella borsa, perché dovrai portarlo SEMPRE con te. Insieme a una penna o, se non vuoi rischiare di ritrovarti inchiostro blu in zone dove non vorresti ritrovarti proprio nulla, un portamine.

MA…

C’è un ma, e qui viene il momento in cui ti spiego quanto dicevo prima, ovvero, perché questi errori a volte è bene commetterli. Un’idea, a volte, è soltanto una pessima idea. Ancora più spesso, è una copia stantia di qualcosa di già visto/letto. Non avere un faldone pieno di idee a cui attingere in ogni momento, ti costringe a utilizzare il tuo muscolo della scrittura, a sforzarti di creare. Hai dimenticato di appuntare quella meravigliosa idea che ti è venuta stamattina in autobus, mentre osservavi la ragazza seduta accanto a te gesticolare animatamente parlando al telefono? Cercane un’altra. Crea una seconda opzione, e poi una terza e una quarta, e valuta la migliore. Le tue abilità di scrittura ti ringrazieranno.

2. Cestinare stesure che non ti piacciono

Scrivere è anche e soprattutto riscrivere, non mi stancherò mai di dirlo. Qualcuno una volta ha detto che “la prima stesura di qualsiasi cosa è una merda” e aveva ragione. Questo naturalmente non vuol dire che la prima stesura vada cancellata o appallottolata e lanciata nel cestino, nascosta da montagne di altri rifiuti che custodiranno fedelmente i tuoi segreti più oscuri di scrittore in erba.

Conserva le stesure iniziali dei tuoi racconti: se scrivi al computer, quando inizi una nuova bozza crea una copia del file e rinominala “Seconda stesura”. Più avanti, quando avrai terminato, confronta tutte le versioni della stessa storia che hai scritto e impara dai tuoi errori.

TUTTAVIA…

Nel corso della tua vita di scrittore, avvertirai qualche volta l’istinto impellente di annichilire quel capitolo vergognoso che hai scritto quel giorno in cui avevi rotto con la tua ragazza. O di cancellare per sempre dal continuum spazio-temporale la fanfiction postata su EFP quando avevi 14 anni. Sia mai che diventi uno scrittore famoso e quella roba sia ancora in circolazione! E allora va’, cancella, e sii benedetto.

3. Far leggere il tuo lavoro precocemente

Quando si scrive, soprattutto i primi tempi, è naturale essere impaziente di farsi leggere. Dopotutto, la scrittura esiste per questo. Far leggere i tuoi lavori è di fondamentale importanza: ti aiuta a capire i tuoi errori, ti abitua a reagire con moderazione e umiltà a feedback positivi e negativi, e prepara il tuo manoscritto al banco di prova fondamentale che sarà poi l’incontro con un potenziale editore (sempre che tu non scelga la via del self-publishing). È di vitale importanza però che tu non faccia mai leggere a nessuno la tua prima stesura. MAI. Neanche sotto minaccia di tortura. Nemmeno dopo tre birre. Nemmeno dietro promessa di un debito perpetuo. La prima stesura è tua e soltanto tua. È una bozza estremamente rozza di qualcosa di cui un giorno sarai molto fiero ma di cui al momento devi solo vergognarti.

“Vergognarmi, addirittura?”

Sì, fidati di me. La prima volta che porti a compimento un romanzo sei naturalmente incline ad esserne molto fiero. Ma quello non è il tuo primo romanzo. Quello è il tuo primo tentativo di scrivere un romanzo. E ora che lo hai finito, puoi riporlo nel cassetto per qualche settimana, dedicarti ad altro, e poi rileggerlo.

Dopo che lo avrai riletto, criticalo. Impietosamente. E riscrivilo meglio. Ripeti il processo almeno un paio di volte.

PERÒ… Siccome sono stata al tuo posto, so che succederà prima o poi che tu commetta questo errore. Lo farai, perché è inevitabile che uno scrittore provi amore per ciò che ha creato con tanto sudore e sacrifici. E va bene così. Fa’ leggere a tua madre (sostituire a piacere con padre/ fratello/ sorella/ fidanzato/ migliore amico e quant’altro) la prima bozza, e poi pentitene. Avrai comunque superato uno scoglio importante con questo errore: la paura di far leggere quello che hai scritto. E non avere dubbi: dopo aver superato l’automortificazione di far leggere la tua prima bozza a qualcuno, non avrai più timore di nulla.

4. Scegliere di dedicarti a un genere che non ti piace o che non conosci

Ti è mai capitato di pensare “voglio scrivere un romanzo erotico, ma mi vergognerei di farlo leggere ai miei parenti”? O di avere una particolare predilezione per un genere che al momento non va molto di moda?

È facile in questi casi cadere nella trappola della convenienza.

“Scrivo un thriller perché i thriller vendono”.

Se vuoi sprecare le tue energie e lavorare per mesi e mesi ad un progetto in cui non credi nemmeno tu, accomodati pure. Ma non dire che non ti avevo avvisato. Se vuoi scrivere un harmony, scrivi un harmony. Se vuoi scrivere un racconto per bambini, scrivi un racconto per bambini. L’unico requisito fondamentale è che tu conosca quel genere. Perché sì, per essere uno scrittore devi leggere, e no, quattro libri l’anno spalmati durante i periodi di vacanze non sono sufficienti. Prima di fare, devi studiare.

D’ALTROCANTO

Non accadrà nulla di grave se ti cimenti in un genere che non sia il tuo preferito. Tutt’altro. Ricordi il muscolo della scrittura di cui parlavamo poc’anzi? Sì, lui te ne sarà grato. E anche tua nonna che adora gli harmony.

5. POV confusi

Chiariamo innanzitutto cos’è un POV per chi non ha familiarità con la terminologia. POV è l’acronimo dell’inglese Point-of-view, ovvero, il punto di vista o modalità di narrazione.

Ci sono sostanzialmente tre tipi di POV:

  1. Il narratore onnisciente in terza persona: il narratore onnisciente è sostanzialmente la voce narrante dell’autore che sa tutto di tutti. Utilizzando questo tipo di punto di vista, l’autore può anticipare eventi imminenti, descrivere emozioni e pensieri di tutti, muoversi a piacimento dentro e fuori i personaggi e fra le varie ambientazioni.
  2. La terza persona limitata: in questo caso, l’autore scrive sempre in terza persona, ma attraverso il punto di vista filtrante di un unico personaggio (per capitolo o per scena). È facile, in questo caso, incappare in subdoli mix di POV. Se Mario e Giuseppe stanno discutendo animatamente su una questione di lavoro, e ti trovi nel POV di Mario, non potrai descrivere il flusso di coscienza di Giuseppe, se non trasformandolo in dialogo o in una gestualità che Mario possa interpretare come indicativa del suo pensiero.
  3. Prima persona: anche in questo caso, si utilizza il punto di vista di un solo personaggio, ma l’autore parla in prima persona, letteralmente vestendo i panni del protagonista e descrivendo le sue reazioni agli avvenimenti come se fossero proprie. Questo POV rende teoricamente meno insidiosa la scrittura.

La regola fondamentale è, ovviamente, mai mischiare i tipi di POV.

A MENO CHE

Tu non voglia capire più a fondo cosa stiano pensando e provando esattamente tutti i personaggi. Calarti nei panni di tutti loro ti permetterà di renderli più credibili, di sfumare meglio le loro emozioni, di dar loro un flusso di coscienza e delle reazioni coerenti. È importante però che tu tenga presente che tutto questo non può restare nella stesura ufficiale, e che si tratta soltanto di un espediente per creare scene corali e interazioni più coinvolgenti. L’ideale è farlo in un foglio a parte.

Ti è piaciuto questo articolo e non vedi l’ora di scoprire la seconda parte? Clicca qui per scoprire gli altri 5 errori!